“Tre sull’altalena” in scena a Palazzo Franguelli

 

Pare che Luigi Lunari abbia creato “Tre Sull’Altalena” per scommessa con un amico.

In tre giorni avrebbe scritto una commedia che non parlasse di nulla e che però sarebbe stata in piedi, avrebbe retto l’urto del pubblico, insomma.

Licenziato il testo, Lunari pensò di averla vinta, la scommessa.

Non è così. Non per noi. Non del tutto, almeno. Non perché non l’abbia poi scritta in tre giorni, cosa che fece. O perché non abbia convinto il pubblico – l’ha fatto, continua farlo e pure fuori dai confini italiani. Ma perché il testo racconta molto più di nulla.

Certo il gioco dei personaggi è in levare, sul tempo e sulla psicologia: nessuna volontà di scavo, nessuna pesantezza di senso. Pura fenomenologia Husserliana, direbbe il Professore, uno dei protagonisti del testo.

Eppure si avverte fin da subito un’inquietudine, una dimensione obliqua, storta come quelle foglie che cadono storte fuori del piano della Provvidenza.

C’è un doppio oscuro nascosto dietro la parvenza da commediola scanzonata, scritta per divertire un pubblico orizzontale e in vena di leggerezze; un doppio fondo amaro, costruito su letture filosofiche che spaziano dagli stoici a GiamBattista Vico, passando da Schopenhauer per arrivare a Leibnitz, con il gusto per il calembour e la battuta fulminea, ma anche per la feroce satira di costume.

Nel gioco di carte di Lunari siamo tutti lì, nei quattro semi del mazzo, re di spade, bastoni, coppe e denari. Ognuno di noi mosso da una pulsione diversa ma che in fondo ci fa muovere tutti sullo stesso orizzonte. A farci leggere il futuro da Luigi si direbbe che non c’è tanto da sperare, per la razza umana, se non in quello spiraglio che resta aperto sulla comunanza di una sorte, sulla condivisione di un esito certo, quell’andare verso un lido oscuro tutti immancabilmente imbarcati sulla medesima nave da crociera.

 

Per questa regia (che in realtà è un rework – questo mi hanno chiesto i ragazzi della compagnia FUORI DI QUINTA: di riattivare e rimescolare una loro precedente messa in scena del testo) ho provato a conferire al lavoro un tratto enigmatico, un’aria da thriller psicologico, quasi nordeuropeo.

Niente ha la forma che dovrebbe avere, i connotati fisici del luogo si sfrangiano e perdono concretezza, gli interpreti diventano protagonisti involontari di un film dai tratti melodrammatici, sorretti da una colonna sonora morriconiana, inconsapevoli soggetti di primissimi piani cinematografici.

Dove sono e cosa stiano facendo questi Tre Sull’Altalena, per noi spettatori è un piccolo mistero. Ma lo è ancor di più per i protagonisti della vicenda, chiusi in un microcosmo insensato che racchiude in quattro pareti tutte le contraddizioni che sempre tutti noi dobbiamo attraversare.

Che senso ha tutto quello che facciamo, di cui ci occupiamo, se viene messo alla prova di un giudizio definitivo?

Che luogo è quello in cui non si può essere noi stessi – ovvero fare, produrre, dare movimento al corpo che siamo, creare scontri ed incontri che germinino nuovi scontri e così via – ma solo aspettare e raccontare? Insomma, cosa diventa l’eterno se non è anche attuale?

 

Abbiamo provato dunque a mantenere intatta la verve comica, il traboccante umorismo di Luigi Lunari, cercando al contempo di omaggiarne la vena più conturbante e meno pacificata, forse sperando in cuor nostro di poterlo infine rincontrare e salutare proprio lì, all’incrocio tra via dei Cavalleggeri, viale Pacini e piazza del Carmine, per potergli magari offrire una birra, un ‘aranciata o una cioccolata calda prese dal frigobar (e per capire di cosa scrivo ora, bisogna venire e vedere lo spettacolo, sì!)

 

TRE SULL’ALTALENA

Di Luigi Lunari
Regia: Riccardo Festa
Con: Carlo Alghisi – Gianni Rossi – Stefano Solzi – Rebecca Trioni
Scene: Andrea Consolandi
Aiuto regia: Luigi Lupatini

Una produzione Fuori di Quinta

GIOVEDI’ 29 AGOSTO ORE 21.00 PALAZZO FRANGUELLI (ingresso via Corniani) – ORZINUOVI

 

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